giovedì 28 ottobre 2010

Chi uccise Elisa Claps si accanì sul suo corpo dopo la morte






Chi uccise Elisa Claps si accanì sul suo corpo dopo la morte: lo sostiene la paleontologa Eva Sacchi, nella perizia depositata alla Procura di Salerno, nell'ambito del primo incidente probatorio - di cui l'Ansa ha potuto prendere visione. La perizia rivela che tutti gli indumenti di Elisa Claps, ad eccezione delle spalline, furono tagliati con delle forbici:

"Tali soluzioni di continuità sono state verosimilmente realizzate con l'intento di accedere al corpo della vittima dopo la morte. Il taglio di tutti i vestiti e lo spostamento, operazioni svolte anche rivoltando il corpo fanno presumere che l'aggressore abbia continuato ad agire sul corpo per un tempo relativamente lungo dopo la morte, o comunque dopo che la vittima non era più in grado di opporre resistenza. L'assassino agì con almeno due armi: delle forbici ed una lama. Sulla scena del crimine erano presenti almeno due tipologie differenti di armi. L'insieme dei dati ottenuti dall'analisi dei danneggiamenti fanno supporre verosimilmente che le forbici fossero di medie dimensioni e la lama molto tagliente".

La Sacchi fornisce anche una dettagliata descrizione dei diversi tagli riscontrati sugli abiti di Elisa:

"Il reggiseno è stato tagliato lungo la porzione mediana che divide le due coppe, dal basso verso l'alto. Lo slip è stato tagliato verticalmente lungo il fianco destro. Il top è stato tagliato verticalmente dal fianco sinistro fino alla zona del decoltè, o viceversa. Il pantalone è stato tagliato dal bordo inferiore della gamba destra, fino all'interno della tasca destra, arrivando quasi all'altezza dei passanti. Il pantalone è stato poi tagliato dall'alto verso il basso, posteriormente, a partire dal margine superiore fino a dietro la coscia destra. Verosimilmente quest'ultimo taglio è avvenuto per secondo. Sulla coppa sinistra del reggiseno è riconoscibile una soluzione di continuità attribuibile a una lama monotagliente. Sulla porzione posteriore del top sono riconoscibili da 4 a 8 soluzioni di continuità attribuibili all'azione di una lama. Sulla porzione anteriore della maglia sono presenti da due a sette soluzioni di continuità attribuibili alla azione di un mezzo tagliente, mentre nella porzione posteriore il numero di danneggiamenti non è definibile. La trama a maglia larga, la possibile coalescenza dei danneggiamenti e la possibilità di danneggiamenti secondari generati dalla lama non consentono di determinarne il numero esatto''.

Anche i clasti (sassolini) inseriti nel solco del tacco di Elisa Claps sono stati analizzati da Eva Sacchi nella perizia merceologica:

''la posizione dei clasti profondamente inseriti nei solchi del tacco fanno presumere che tale collocazione possa essere stata raggiunta durante la normale locomozione, e fanno ritenere che essi avrebbero causato un sensibile fastidio nella normale deambulazione. Si ritiene quindi altrettanto probabile che l'inserimento del clasto nel tacco sia avvenuto nel sottotetto durante l'ultimo intervallo di vita della vittima''. Al perito il gip aveva chiesto di procedere ad accertamenti tecnici anche sulle travi segate proprio sopra il `giaciglio' in cui è stato riposto il cadavere: quella feritoia ricavata nel sottotetto, servita a far disperdere i miasmi. La Sacchi scrive in proposito che la apertura sarebbe stata praticata con un "cacciavite spaccato di piccole dimensioni". ''Il numero elevato delle tracce, la presenza anche in corrispondenza delle tavole su cui poggiano le tegole fanno pensare a operazioni condotte frettolosamente e senza metodo''.

Per quanto riguarda il bottone rosso trovato nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza ''in prossimità del cadavere'' di Elisa Claps, per la perizia merceologica di Eva Sacchi può essere appartenuto all'abito di un cardinale. Il bottone non è compatibile con quelli dell'abito talare di Don Mimì Sabia. Però proprio quell'abito fa supporre, infatti, a chi lo ha analizzato, che i bottoni siano stati sostituiti.

''Ammettendo l'appartenenza del bottone a un abito talare, dato il particolare tipo di rosso, rosso ponso' - scrive il perito -, ammettendo che il colore , (cosa verosimile data la composizione della fibra), non abbia subito una variazione, il bottone potrebbe essere appartenuto ad un abito cardinalizio''. ''I bottoni dell'abito talare cardinalizio trovati in un armadio dei locali della chiesa della Santissima Trinità non sono compatibili da un punto di vista strutturale con il bottone trovato nel sottotetto'', sottolinea poi il perito, che aveva appunto il compito di analizzare l'abito del parroco. Tuttavia, conclude la Sacchi, ''le condizioni dell'abito, usurato e più volte riparato, e l'ottima condizione dei bottoni fanno ritenere possibile che i bottoni siano stati sostituiti''.

Nell'ambito del secondo incidente probatorio sono stati consegnati ai nuovi periti, nella sede del Racis di Roma i reperti per le operazioni peritali sul Dna. Erano presenti il comandante del Ris Di Parma Giampietro Lago e il maggiore Andrea Berti del Ris di Roma, ai quali l'incarico è stato conferito dal gip di Salerno Attilio Franco Orio, e la dottoressa Patrizia Stefanoni, la consulente della Procura che aveva attaccato la perizia precedentemente affidata a Vincenzo Pascali. Per le parti c'erano l'avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, e il genetista di Danilo Restivo Adriano Tagliabracci.

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