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| Probo Koala, la nave dei veleni |
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| L'inchiesta del Guardian |
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| Sponsorizzazione dei British and Irish Lions per il tour 2009 in South Africa |
Trafigura: una multinazionale con molte ombre
Trafigura è considerata una delle più grandi società indipendenti di commercio di materie prime. Fondata nel 1993, si occupa di commercializzazione di petrolio, derivati del greggio, metalli, minerali, energie rinnovabili e concentrati per industrie. Millenovecento dipendenti impiegati in uffici sparsi in quarantaquattro paesi del mondo, con sede principale a Londra. Nel settore petrolifero la società Trafigura ha accesso a oltre trenta milioni di barili in impianti di stoccaggio. Nel settore dei minerali e dei metalli, invece, possiede e gestisce impianti che si concentrano in Sud America, Africa e Cina. E una miniera in Perù. La società ha tra l'altro aumentato i propri investimenti nel settore minerario, figurando alcuni progetti in Africa. È il terzo produttore mondiale di petrolio, dopo la Vitol e la Glencore e la seconda azienda più grande nel settore dei concentrati non ferrosi. Ha accesso ad attività industriali in tutto il mondo, per un valore di 1,5 miliardi di dollari. In poche parole, un colosso del settore petrolifero.
Eppure sin dalla sua nascita si è distinta principalmente per esser stata protagonista di numerosi scandali, con accuse di corruzione, di contrabbando e di smaltimento di rifiuti impropri avvenuti in tutto il mondo.
L'Iraq di Saddam Hussein era sotto sanzioni internazionali nel 2001 quando, secondo il Rapporto Volcker delle Nazioni Unite, Trafigura è stata coinvolta nel contrabbando di 500 mila barili di petrolio fuori dal paese. Probabilmente un ispettore delle Nazioni Unite è stato corrotto per chiudere più di un occhio. Trasfigura Ag, braccio svizzero della compagnia, si è in seguito dichiarata colpevole, negli Stati Uniti, di aver dichiarato il falso sulla provenienza del combustibile venduto alle raffinerie statunitensi. La società incassò 20 milioni di dollari. Trafigura sostiene ancora di aver gestito l'operazione tramite terzi e in buona fede.
Nel 2002 la Pemex, invece, compagnia petrolifera statale messicana, incominciò ad accumulare notevoli quantità di benzina coker, un prodotto di scarto della raffinazione del petrolio, contenente numerose quantità di zolfo e silice, presso la raffineria Cadereyta. Nel 2006 la Pemex esaurì le capacità di stoccaggio e vendette la benzina coker proprio a Trafigura, che da Brownsville, in Texas, provvide a caricare a bordo della nave Probo Koala, di proprietà della compagnia di navigazione greca Prime Marine Management Inc. A bordo della nave fu sperimentato un processo di lavorazione, chiamato "lavaggio caustico", in cui il coker è trattato con la soda caustica per rimuovere le impurità. L'esperimento funzionò e la nafta ri-sultante venne rivenduta per un profitto di circa 19 milioni di dollari.
Altro scandalo importante è sempre del 2006. Alla Giamaica era stato concesso a buon mercato una parte del petrolio nigeriano: Tra-figura lo vendette e trattenne i profitti, pagando soltanto pochi centesimi di commissione per ciascun barile. Lo scandalo scoppiò quando un informatore divulgò la circostanza del pagamento di 220 mila sterline al partito del governo. Colin Campbell, segretario generale del Partito nazionale del Popolo giamaicano, a seguito di questo scandalo si è dimesso. «Mi sono occupato io di disporre che i fondi venissero versati sul conto della compagnia, in conformità con il loro desiderio di riservatezza», ha affermato. Trafigura ha invece sempre negato che le 220 mila sterline fossero una donazione politica. Bruce Golding, primo ministro della Giamaica, aveva così riferito in Parlamento: «Crediamo che Trafigura sia colpevole di aver corrotto alcuni funzionari pubblici». Trafigura ha ancora una volta respinto ogni accusa.
Il carico della morte
Il 2 luglio 2006 sempre la Probo Koala, nave da carico noleggiata proprio dalla società Tra-figura, entra nel porto di Amsterdam per scaricare centinaia di tonnellate di rifiuti tossici. L'Amsterdam Port Services Bv, società incaricata dello smaltimento, alza il prezzo di circa venti volte appena si accorge che il carico è molto più tossico del previsto. Le esalazioni sono talmente potenti che vengono chiamati i servizi di emergenza e le autorità olandesi, per condurre ulteriori verifiche. Trafigura dovrebbe pagare mezzo milione di euro per disfarsene in maniera sicura. E naturalmente decide di ricaricare i rifiuti a bordo della nave Probo Koala e di trovare un altro luogo per smaltirli.
La nave prende il largo diretta alle coste dell'Africa, ma molti altri siti negano l'autorizzazione a scaricare il catrame solforoso. Approda dopo circa venti giorni di navigazione ad Abidjan, sulla Costa d'Avorio, uno dei più grandi porti marittimi dell'Africa occidentale. Nella notte del 19 agosto il carico di cinquecento tonnellate di rifiuti, un misto di residui oleosi, soda e altre sostanze che avrebbero dovuto essere trattate in maniera particolare, viene preso in consegna dalla Compagnie Tommy, nata solo pochi giorni prima, incaricata di sversarlo, senza autorizzazione, in diciotto siti della capitale, tra cui la laguna di Abidjan.
«Erano puzzolenti, non pericolose»
Nei giorni successivi migliaia di persone finiscono in ospedale: ne muoiono diciassette, 30 mila rimangono ferite, mentre 100 mila saranno intossicate.
La portata del crimine e dei suoi effetti emergeranno lentamente. Lo scarico dei rifiuti, infatti, continua per tre settimane. Gli unici a esserne consapevoli già dalla prima notte sono i residenti nei pressi della discarica di Akouedo: sanno bene cosa stanno scaricando i camion. Incominciano dunque a lamentarsi pubblicamente dell'odore fortissimo di gas già agli inizi di settembre. Subito scoppiano le proteste, sia nei confronti di Trafigura, che del governo ivoriano. A seguito di questa crisi molte autorità del governo sono costrette a dimettersi. Nel tentativo di evitare la contaminazione della catena alimentare, un elevato numero di animali intossicati è abbattuto. Un danno enorme e senza precedenti nella storia della Costa d'Avorio. Trafigura, nel frattempo, cerca di allontanare le proprie responsabilità, sostenendo che il popolo di Abidjan, specialmente gli abitanti nei pressi delle discariche, è morto o è rimasto intossicato perché da sempre esposto a sostanze tossiche, non certo per le azioni di scarico di quella notte.
La tesi dell'accusa, invece, è che la Probo Koala sia giunta ad Abidjan per liberarsi di un carico scomodo, con la connivenza delle autorità portuali e senza rispettare i limiti della Convenzione di Basilea del 1992, che regola il trasporto dei rifiuti ad alto rischio. Oltretutto pare che il porto di Abidjan non avesse la capacità di trattare rifiuti tossici di quel tipo.
La Trafigura ha sempre negato qualsiasi responsabilità, sostenendo di non essere a conoscenza del luogo dove i rifiuti sarebbero finiti'.
Il New York Times scrive il 3 ottobre 2006 che lo scarico dei rifiuti da parte della Compagnie Tommy era illegale. Il 13 febbraio 2007 Trafigura paga 152 milioni di euro per far rilasciare i suoi dipendenti, incarcerati per il danno provocato. Il pagamento, inoltre, esonera la società da ulteriori procedimenti giudiziari in Costa d'Avorio. Il Guardian scrisse in seguito che «il rapporto ufficiale dell'autopsia effettuata su dodici delle persone decedute mostrava livelli alti di solfuro di idrogeno, che sarebbero stati fatali». Nel maggio 2007 il quotidiano olandese Volkskrant riferì che l'addetto stampa della Trafigura aveva tentato di modificare gli articoli sulla nave Probo Koala, pubblicati sul sito olandese di Wikipedia, con l'intento di cancellare il nome della società.
Nel maggio 2009, poi, il Guardian dichiara di aver ottenuto la prova definitiva dello scarico dei rifiuti tossici in Costa d'Avorio ". Anche il programma Bbc Newsnight asserisce che lo scarico di rifiuti aveva portato a morti e gravi conseguenze. Ma Trafigura continua a negare, denunciando il programma per diffamazione.
Quando Newsnight investigò per la prima volta sullo scandalo dei rifiuti tossici nel 2007, uno dei fondatori della Trafigura, Eric de Turkheim, disse: «Queste sostanze non erano pericolose per la salute umana. Erano puzzolenti, ma non pericolose». Affermazioni incredibili, alla luce di quanto avvenuto: secondo il tossicologo John Hoskins della Royal Society of Chemistry infatti, un carico simile di rifiuti tossici sarebbe stato in grado di mettere in ginocchio un'intera città.
Il Minton report
La posizione della Trafigura si fa sempre più difficile. L'll settembre del 2009 Carter-Ruck, legale della multinazionale specializzato in diffamazione, si presenta in tribunale per ottenere un'ingiunzione d'emergenza, affinché il Guardian non pubblichi il Minton report. Questo rapporto, commissionato nel 2006 dai consulenti scientifici della Trafigura, affermava che, sulla base delle poche informazioni disponibili, i rifiuti scaricati nella città di Abidjan sarebbero stati potenzialmente tossici e in grado di causare gravi effetti sulla salute umana. Emergeva dunque la coerenza dei drammatici problemi medici tra gli abitanti di Abidjan con il rilascio della nube di acido solfidrico. Gli effetti avrebbero potuto includere gravi ustioni esterne sulla pelle, ustioni interne ai polmoni, danni agli occhi e ulcerazioni permanenti. Persino il coma o la morte. Inoltre la Probo Koala trasportava un carico di nafta, successivamente "addolcita" a bordo della stessa nave per ridurre il suo contenuto di zolfo, producendo un miscelato d'olio che sarebbe stato poi utilizzato per produrre benzina. L'autore del rapporto, John Minton, affermò che lo scarico di rifiuti sarebbe stato illegale in Europa e che il metodo corretto di smaltimento sarebbe dovuto essere un trattamento chimico specifico, chiamato ossidazione dell'aria umida.
Il tentativo dello studio Carter-Ruck" sembrerebbe, di conseguenza, finalizzato a sopprimere, nell'ambito di un'azione di diffamazione nei confronti del Guardian, qualsiasi informazione contenuta nel Minton report. L'ingiunzione rimane a lungo segreta e i legali della Trafigura riescono a impedire che il Minton report venga pubblicato, mettendo il bavaglio all'autorevole quotidiano inglese ".
Ci pensò Wikileaks a sbloccare l'empasse. Il 14 settembre 2009 il rapporto fu messo online. Emergeva che 108 mila persone erano state co-strette a cercare assistenza medica in Costa d'Avorio a causa degli effetti dei rifiuti tossici. La notizia verrà ripresa dall'Independent il 17 settembre e da Bbc News, ma entrambi la rimossero dai propri siti molto rapidamente, forse per effetto delle pressioni operate dagli avvocati di Trafigura. Ma internet non segue le re-gole e i vincoli dei media classici, così numerosi blogger, indignati per questa totale censura, caricano i video su YouTube. A completamento del quadro, Wikileaks pubblicherà la difesa della Bbc contro l'effettiva querela per diffamazione avanzata dai legali della Trafigura.
La notizia non è più segreta, dunque, e Trafigura sviluppa un'altra strategia per non affrontare le proprie responsabilità, affermando che il rapporto era stato tenuto nascosto solo perché preliminare e impreciso. Il 20 settembre 2009, dopo un rapporto delle Nazioni Unite che ulteriormente confermava la relazione tra lo scarico dei rifiuti e le intossicazioni degli abitanti di Abidjan, Trafigura annunciò di voler pagare un ulteriore pacchetto di compensa-zione, oltre ai 152 milioni già pagati nel 2007: 46 milioni di dollari, 1546 dollari a testa per le 31 mila persone colpite.
Secondo l'accusa anche la municipalità di Amsterdam e le autorità portuali furono responsabili per il ripompaggio delle sostanze nell'imbarcazione, che successivamente fece rotta verso Lagos, in Nigeria, per approdare con il suo carico letale ad Abidjan. Una commissione del governo ivoriano ha stabilito che Trafigura era a conoscenza della mancanza di impianti per l'immagazzinamento dei rifiuti in Costa d'Avorio, ma decise comunque consapevolmente di farli scaricare. La commissione ha inoltre sostenuto che la Compagnie Tommy sarebbe stata una società di facciata, creata appositamente per gestire i rifiuti, e sarebbe stata istituita nel periodo compreso tra la decisione di Trafigura di non pagare il costoso smalti-mento dei rifiuti ad Amsterdam e l'arrivo della nave ad Abidjan. Sempre secondo il rapporto della commissione, la responsabilità della tragedia è condivisa dal porto di Abidjan, dai funzionari doganali, dai ministeri dei Trasporti e dell'Ambiente e dalle autorità locali. Sembrerebbe che la corruzione abbia contribuito non poco a favorire questi scarichi illegali.
Quello della Trafigura è stato sicuramente il disastro ambientale più grave nella storia della Costa d'Avorio. Sotto processo ci sono i responsabili delle autorità portuali ivoriane, che diedero il via libera allo scarico del materiale, e i vertici della Compagnie Tommy, la società responsabile del loro effettivo trasbordo. Ma la grande indiziata, la compagnia olandese Tra-figura, cui apparteneva il carico, se la cava grazie al precedente accordo siglato con il governo ivoriano: i 152 milioni di euro l'hanno messa al riparo da qualsiasi altra conseguenza giudiziaria .
Eppure il 23 luglio 2010 il Tribunale di Amsterdam ha condannato la multinazionale al pagamento di una multa di un milione di euro; un dipendente della Trafigura, Naeem Ahmed, coinvolto nelle operazioni della nave ad Amsterdam, è stato multato con 25 mila euro; Sergiy Chertov, il capitano della Probo Koala, è stato condannato a cinque anni di reclusione, con sospensione. Una magra consolazione per i familiari delle vittime e per le migliaia di intossicati. E se Wikileaks non avesse pubblicato il Minton report?
da WIKILEAKS. IL LIBRO DEI FATTI CHE NON DOVEVATE SAPERE, di Ludovica Amici, Editori Riuniti, 2010