lunedì 16 gennaio 2012

DELITTO DI TORPIGNATTARA: TROVATO IMPICCATO UNO DEI RICERCATI

Zhou Zheng e sua figlia Joy

Si chiamava Mohamed Nasiri. L’hanno trovato impiccato a un'arcata di un capannone agricolo abbandonato, in zona Boccea. Gli inquirenti l’hanno definito senza esitazione un suicidio. Probabilmente si è ucciso per l’incapacità di gestire l’atto orribile commesso. Tuttavia qualche dubbio resta.

Viene spontaneo pensare che possa essere stato “aiutato” ad andarsene dalla criminalità romana, danneggiata nei suoi soliti traffici dallo spiegamento di uomini e mezzi messo in campo dalle autorità per ritrovare i due assassini di Zhou Zheng e di sua figlia Joy.

Qualcun altro vede nel suicidio l'ombra delle "triadi" cinesi, d'altra parte il 2012 è l'anno del dragone! E di certo le stranezze non mancano. Non è infatti chiaro come l’uomo, inseguito da centinaia di agenti delle forze dell’ordine, sia arrivato in questa zona della campagna romana. La morte sarebbe poi avvenuta, secondo la prima ricostruzione medico-legale, circa tre giorni fa. Ovvero a ridosso del capodanno cinese, una coincidenza che ha fatto immaginare scenari da spy story in pieno stile Chinatown.

Resta il fatto che Mohamed Nasiri, marocchino di circa trenta anni, non potrà più raccontare cosa è accaduto quella sera maledetta.

Intanto continuano le ricerche dell'altro latitante che potrebbe già trovarsi all'estero.

1 commenti:

  1. Avevamo visto giusto!

    Ecco cosa hanno scritto il 21 gennaio Federica Angeli e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica - Roma":


    C´è una telefonata tra un boss della malavita romana e un orientale che potrebbe svelare il mistero della morte di Mohammed Nasiri, il marocchino che insieme a un complice, lo scorso 4 gennaio, ha ucciso Zhou Zeng e la piccola Joy nel corso di una rapina a Torpignattara. La chiamata è di giovedì scorso. «Ci dobbiamo vedere poi quando vieni a Roma, ti porto a mangiare in un ristorante sulla Boccea...è un po´ nascosto, ma si mangia benissimo, non avrai difficoltà a trovarlo».
    Per chi, nelle forze dell´ordine, è abituato a messaggi in codice, questa conversazione è di facile lettura. Ed è stata così interpretata dagli investigatori: la criminalità organizzata romana all´indomani dell´omicidio, si è mossa per dare la caccia ai due marocchini. Tanti sbirri per le strade, in un quadrante della città (Torpignattara, Quadraro, Prenestino) in cui lo spaccio di stupefacenti frutta tantissimo, sono un problema. Trovare i killer diventa quindi un modo, per la malavita, per togliersi di mezzo la task force che presidia il territorio.
    Vendere l´informazione e consegnare alle Tong cinesi l´assassino di un connazionale è un favore che, sicuramente, ha una contropartita nel business del malaffare. Così la telefonata di giovedì sembra avere una logica a fronte del ritrovamento del cadavere di Nasiri trovato impiccato in un casolare al km 14 di via Boccea e sulla cui morte è la procura stessa ad avere dubbi: i magistrati hanno aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Ancora molti i punti da chiarire sulla morte del marocchino di 31 anni.
    Resta aperta, infatti, la questione dei tre scontrini di una ferramenta a Val Melaina trovati nel rudere, vicino al corpo. I titolari del negozio, sentiti dai carabinieri, hanno detto di non aver mai visto Nasiri. Proprio per questo il pm Luca Tescaroli ha delegato ai militari l´esame delle telecamere a circuito chiuso installate nei pressi dell´esercizio in modo da verificare se il marocchino sia andato lì a fare acquisti o no. Oppure se in quel negozio sia entrato il suo assassino.

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